mercoledì 22 settembre 2010

Uochi Toki - Cuore Amore Errore Disintegrazione

Parlare di donne.

Gli Uochi Toki, i rapper meno rapper d'Italia, hanno deciso di affrontare un compito tanto delicato quanto complesso nel nuovo disco Cuore Amore Errore Disintegrazione (il settimo dal 2002, il secondo per La Tempesta Dischi). Ma parlare di donne vuol dire conoscerle, comprenderle, sviscerarle, smontarle e rimontarle, e a pensarci bene non deve essere stato così facile, considerato che la misoginia è sempre stata un fondamentale del rap. Ma gli Uochi Toki non sono un gruppo convenzionale (quando mai lo sono stati?) e un simile progetto non può che suscitare curiosità.
Non verrò mai a scrivere che questo disco è bellissimo, rivoluzionario o eclatante. A modo suo lo è, come tutti i dischi degli Uochi Toki, ma questa è una recensione non un comunicato stampa quindi parlerò esclusivamente dei fatti inerenti a Cuore Amore Errore Disintegrazione, a partire dalla musica.
Rico, il riflessivo rumorista dei due, si è dato veramente da fare per costruire un mondo sonoro poliedrico che solca numerosi generi e distrugge molti preconcetti sul buongusto; fare dei nomi di riferimento sarebbe superfluo e approssimativo, ma in fin dei conti siamo dei superficiali e quindi cito: Merzbow, Aphex Twin, Venetian Snares e Pan Sonic.
La felice comparsa di ospiti è un altro aspetto da non sottovalutare: Bruno Dorella alla batteria, Lucio Corenzi al contrabbasso e Alessio Bertucci al sitar vengono gestiti, diretti e sminuzzati dalle perverse elettroniche di Rico fino a che il risultato non valica il significato di “musicale”. Aldilà di questo si nota un'apprezzabile e inedita complessità di melodie e strutture che assolvono una funzione narrativa in aiuto alle liriche di Napo. E adesso parliamo dei testi.
Napo, l'irrequieto mc dei due, è insolitamente agitato, teso e confuso, ma comunque sincero. Forse perché l'argomento donne lo tocca in certi punti vivi – infatti spesso è toccante - ma Napo si rivela anche irascibile, frustrato, incompreso, e tutto questo è accentuato dal ritmo e dall'enfasi della narrazione/recitazione.
Le canzoni diventano storie articolate e visionarie, in cui si ritrovano molti dei capisaldi dell'immaginario uochitoniano: la passione per i dolci, l'amore per il camminare, il disturbo dissociativo dell'identità, lo pseudo-intellettualismo, il fatto di avere sempre un'opinione su tutto e su tutti (e noi indiesnob che lo ascoltiamo come un ciellino l'omelia). Ma questi atteggiamenti, che ricordano i sintomi della sociopatia, finalmente vengono giustificati da un trait d'union, ciò che lo stesso Napo definisce “magia”. È una sorta di misticismo alla Rammellzee (artista e rapper pioneristico, scomparso di recente, predicatore dell'esoterico Futurismo Gotico) che l'mc evoca per descrivere, rapportarsi e impersonarsi con le donne incontrate, in un susseguirsi continuo di debrayage ed embrayage.
Questa magia ha fatto si che le canzoni lievitassero, si espandessero nel minutaggio fino a diventare gonfie e travolgenti come fiumi in piena, 10 canzoni per 68 minuti che comunque non stancano. C'è un irrefrenabile gusto nell'arrivare fino alla fine di ogni canzone, alla fine del disco, per poi ricominciarlo da capo e risentire certe frasi che rimarranno nella storia dell'Italia indipendente (su tutte la brillante esclamazione: “Il mio dio è il mal di testa!”).

Per quanto riguarda il messaggio, c'è il tentativo di smitizzare i generi, le classi sociali e le discriminazioni, non solo sulle donne ma anche sulla vita, l'universo e tutto quanto; e la cosa non è proprio facile. Le varie donne incontrate sono composite character che incarnano pregi, difetti, complessità e banalità, proprio come le donne normali, ma che sono difficili da comprendere e giustificare, tanto che lo stesso Napo si trova spesso in difficoltà (e gli tocca farsi aiutare dal logorroico Zona MC aka Mula), arrivando a peccare un minimo di machismo intellettuale: costatando che le donne ti fanno girare le scatole e che influiscono così meteoropaticamente su di te non gli dai importanza o dignità, tanto meno permettendoti di dire sempre l'ultima parola zittendole.
Per il resto il disco è pieno di giudizi più o meno validi, dai quali trarre insegnamenti più o meno preziosi, e che forse non cambieranno la condizione della donna nella società ma almeno fanno passare un'ora di ascolto consapevole.

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