mercoledì 27 ottobre 2010

Scrivere di musica... #3

Sono stato fermo per un pò perché mi è mancato internet. Certo, mi mancano anche tante altre cose come una capigliatura folta, un tostapane, un conto in banca a quattro cifre, l'amore di una donna e quello del mio cane, ma per ora mi accontento di avere ritrovato internet.
Terza puntata dello "Scrivere di Musica...".

"Si dice che la musica è espressione di sentimenti, e si pensa che essa esprima gioia, dolore, speranza, timore, rassegnazione, odio, impazienza e via dicendo. Ora la musica non può esprimere gioia, dolore, speranza, ecc., per la semplice buona ragione che questi pretesi sentimenti non esistono. Sono oggettivazioni e generalizzazioni astratte che una scienza naturale - la psicologia - compie per suo uso e anche per nostra utilità pratica, ma non hanno più realtà di quanta ne abbiano le specie del regno animale e vegetale. È noto che non esiste la famiglia dei felini, così in genere: nessuno l'ha mai vista in nessun posto e non si potrà mai vedere. Bensì esistono gatti, tigri, pantere, leoni, leopardi, ecc., e non già gatti tigri o leoni in genere, bensì gatti giovani e gatti vecchi, gatti grigi e gatti bianchi e gatti neri, e bianchi e neri, ecc., gatti buoni e gatti cattivi, leoni spelacchiati e in gabbia e leoni ben portanti nella libertà del deserto e del deserto e delle foreste africane, ognuno con la sua concreta realtà individuale, puntualizzata nel tempo e nello spazio. Questa è la realtà: il resto sono classificazioni utilissime e delle quali potremo magari dire che siano vere, ma alle quali non possiamo certo attribuire il predicato dell'esistenza.
Così è dei sentimenti. L'allegria non esiste. Esistono singole persone allegre. E l'allegria di ognuno è talmente diversa dalle altre, condizionata com'è dalle più varie circostanze del tempo e di luogo, e soprattutto modificata dalle caratteristiche individuali del soggetto, che non rimangono in piedi elementi sufficienti per giustificare una generalizzazione che sia ancora dotata d'esistenza reale."

Tratto da "L'Esperienza Musicale e l'Estetica" di Massimo Mila, Einaudi

Massimo Mila è un critico musicale e musicologo che ha scritto decine di libri e saggi e ha insegnato Storia della Musica all'Università di Torino. È stato il primo studioso ad applicare alla musicologia i principi estetici del pensiero crociano (wow!). Il brano è ripreso dal saggio "Capire la musica" che, per onestà intellettuale, comincia con le frasi: "Nessuno si lusinghi di imparare a capire la musica grazie a questo saggio. Con un articolo non s'insegna a capire la musica più di quanto s'insegni a nuotare o a vincere alla roulette". Disfattismo a parte, il testo offre degli spunti geniali sui ragionamenti musicali, come questo estratto sul significato.
Personalmente, mi diverto molto a giocare con i cosiddettì sentimenti che la musica scuscita in me, ricercando sempre migliori combinazioni e formule per cogliere ogni sfumatura dell'emotività umana. Ma rimango sempre amareggiato quando non riesco a trasmettere gli stessi umori o, ancora peggio, quando ottengo il risultato contrario sulle persone a cui consiglio qualcosa per un certo risultato - come quella ragazza a cui ho fatto venire il mal di testa facendole ascoltare le sublimi suite per violoncello di Bach, o quel mio amico che diventa giocondo quando ascolta quella tristissima canzone che è Hurt dei Nine Inch Nails (...a me invece fa venire da piangere...).
Da bravo divulgatore mi dico sempre che con le dovute spiegazioni anche il nero diventa chiaro, ma allo stesso tempo mi faccio carico, ingiustamente, di un sapere emotivo superiore che pretendo di avere, solo perché conosco qualche aneddotto in più su quella o quell'altra canzone.
Ad oggi molti musicologi sembrano essere d'accordo sul fatto che non esista un significato intrinseco della musica, e sul fatto che il piacere, il rammarico e tutte le altre emozioni che gli uomini provano sono il frutto di varie costruzioni sociali. Ma il relativismo è una bestiaccia, e prima di adottarlo ciecamente bisognerebbe tenere in considerazione anche quelli che sono i limiti delle percezioni umane; in questo senso le ricerche sugli "universali" della musica sono abbondanti e spesso convincenti (leggere in merito qualcosa di Philip Tagg. Cosa di preciso? Non lo so!). Mila mette in guardia anche dall'utilizzare la musica come un mero surrogato per le emozioni, al pari di una droga sempre a disposizione, e di fatto suggerisce di ragionare sulla musica per capirla, piuttosto che assumerla con "passività edonistica".
Piccolo appunto conclusivo. Chi pensa che Massimo Mila si rifersica solo alla musica colta e non tiene in considerazione la bassezza della cultura popolare io faccio notare che, come per i sentimenti, anche i generi musicali sono "classificazioni utilissime e delle quali potremo magari dire che siano vere, ma alle quali non possiamo certo attribuire il predicato dell'esistenza".

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